<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905</id><updated>2011-04-22T02:46:33.900+02:00</updated><title type='text'>Ungesandte Briefe</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>30</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-116433080018404521</id><published>2006-11-24T00:43:00.000+01:00</published><updated>2006-11-29T19:33:28.013+01:00</updated><title type='text'>LIVE - Franklin Delano @ Covo, Bologna - Nov 11, 2006</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Breve tour autunnale di presentazione per 'Come Home', il nuovo album dei Franklin Delano; naturalmente non poteva mancare una data 'casalinga', a Bologna. Per la band di Paolo Iocca e Marcella Riccardi si tratta della seconda data al Covo nel 2006, ma ci sono state tantissime novità: l'uscita dell'album, tanti cambi di line-up, collaborazioni importanti, il tour americano.&lt;br /&gt;Ad aprire la serata si presenta uno dei nuovi acquisti itineranti dei Franklin Delano, Nicola Manzan: già coinvolto in vari progetti con Paolo Benvegnù, Yuppie Flu, 4fioriperzoe e NonVoglioCheClara in veste di violinista/chitarrista/arrangiatore, qui presenta il suo 'progetto' solista, 'Bologna Violenta'. Grindcore su base elettronica sparato a raffiche di mezzo minuto ciascuna, intramezzate da citazioni di B-movies polizieschi degli anni '70 italiani. Una centrifuga furibonda che stordisce col suo urto sonoro, ma che conquista immediatamente simpatia per l'esilarante miscela tra la presenza scenica di Nicola, la morbosità pulp del cinema di genere e la violenza della musica. Nella sua totale follia, un progetto geniale.&lt;br /&gt;Poco dopo salgono i Franklin Delano al completo: ad affiancare Iocca e la Riccardi, il già citato Manzan (tornato nelle vesti di violinista e tastierista), Marcello Petruzzi al basso ed il ritorno di Vittoria Burattini alla batteria, a ricomporre il nucleo originale. C'è molta emozione per questo nuovo esordio, e l'eccessivo formalismo di Iocca nelle presentazioni ne è il sintomo evidente. Si parte con 'No Man's Land', una traccia che si espande malinconicamente e collassa in riverberi e vibrazioni dilatate. La successiva 'Your Demons' alleggerisce l'atmosfera grazie al suo scheletro blues su cui piano piano prende il sopravvento una più spiccata sensibilità pop, mentre il cupo soul di 'Dead Racoon' si sporca di vaga psichedelia.&lt;br /&gt;I Franklin Delano riescono a rendere bene dal vivo questa loro personale ricerca e contaminazione delle radici del suono americano: grande il lavoro di Marcella alla chitarra e alla voce, la batteria di Vittoria è impeccabile, Nicola si dimostra ancor di più musicista eclettico come pochi. A livello musicale nulla da dire: il concerto scorre assai gradevole anche per chi non ha ancora avuto modo di ascoltare il nuovo album ed è venuto qui per scoprirlo. 'Eight Eyes' e 'I'm A Cow' chiudono la prima parte dedicata a 'Come Home', 'Call It A Day' apre la sezione di 'Like A Smoking Gun In Front Of Me' che viene interrotta solo da 'I Know My Way' e da 'Hello', splendido brano del loro primo lavoro 'All My Senses Are Senseless Today' con la curiosa presenza di Marcella alle prese col mandolino.&lt;br /&gt;Con la vivida psichedelia di 'Motel Room' il concerto si chiude dopo un'ora e un quarto di ottima musica dal vivo. Peccato che il pubbico fosse poco e poco coinvolto (la sala del Covo, già di per sè piccola, era piena per metà e presentava un desolante buco proprio davanti al palco): poco male, i Franklin Delano c'erano ed il loro richiamo si è sentito forte e chiaro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-116433080018404521?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/116433080018404521/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=116433080018404521' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/116433080018404521'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/116433080018404521'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/11/live-franklin-delano-covo-bologna-nov.html' title='LIVE - Franklin Delano @ Covo, Bologna - Nov 11, 2006'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-116309615528463151</id><published>2006-11-09T19:15:00.000+01:00</published><updated>2006-11-11T14:57:55.026+01:00</updated><title type='text'>Devocka - Non Sento Quasi Più (2006)</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.cnimusic.it/images/devocka.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://www.cnimusic.it/images/devocka.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; Devocka&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Non Sento Quasi Più&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; May 22, 2006&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; CNI/Delta Italiana/Venus [IT]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. Noise Vs.&lt;br /&gt;02. Marzo&lt;br /&gt;03. Il Tuo Credo&lt;br /&gt;04. L'Eco Del Tempo&lt;br /&gt;05. Modo D'Essere&lt;br /&gt;06. Vecchio Bavoso&lt;br /&gt;07. Controllo&lt;br /&gt;08. Dormidormidormi&lt;br /&gt;09. Nota Uniforme&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Inserisci il cd dei Devocka nel pc e in pochi secondi lo schermo viene occupato da frequenze deviate e claustrofobiche di guerra, bombe, vomito e scarafaggi. Una stretta stanza comprime l'impeto furioso e disturbante di 'Nota Uniforme', video d'esordio del quartetto ferrarese che ci conduce lungo i sentieri taglienti ed ammorbanti e che furono già percorsi da Godano e compagnia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un esordio di sicuro impatto, quello dei Devocka: tra le pieghe delle nove tracce proposte in questo 'Non Sento Quasi Più' non c'è solo l'influenza dei Marlene Kuntz (oltre alla citata e finale 'Nota Uniforme', anche l'iniziale 'Noise Vs.' potrebbe spingere a considerarli su due piedi seguaci dei cuneesi) ma si infiltrano anche declamazioni alla maniera di Emidio Clementi; le sfuriate chitarristiche si intrecciano a melodie più cupe ('L'Eco Del Tempo'), la voce di Igor Tosi si destreggia tra linee vocali profonde ('Marzo', in duetto con la splendida voce di Cora Marzola), urla strazianti ('Controllo') ed un recitato enfatico ('Il Tuo Credo') dimostrando ottime capacità intrepretative. 'Non Sento Quasi Più' è un album molto ben suonato, con tanti ottimi spunti, pieno di personalità. Caldamente consigliato agli amanti dell'alternative e non solo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-116309615528463151?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/116309615528463151/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=116309615528463151' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/116309615528463151'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/116309615528463151'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/11/devocka-non-sento-quasi-pi-2006.html' title='Devocka - Non Sento Quasi Più (2006)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-116302071023072555</id><published>2006-11-08T20:58:00.000+01:00</published><updated>2006-11-08T22:21:35.983+01:00</updated><title type='text'>LIVE - The Kooks @ Estragon, Bologna - Nov 3, 2006</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Ogni tanto andare a rileggere ciò che si scrive a mesi di distanza può riservare piccole perle di preveggenza o, più frequentemente, sviste clamorose su cui ridere un po' su. A febbraio, ascoltando l'album d'esordio dei Kooks, avevo azzardato una previsione: non sarebbero riusciti a sfondare, nonostante fossero abbastanza orecchiabili per poterlo fare, perchè mancava il brano di punta, la hit capace di irrompere nelle radio e scalare le classifiche. Dopotutto, già altri gruppi non c'erano riusciti con carte ben più valide (vedi per esempio i Maximo Park, o i Franz Ferdinand pre-'Walk Away'), diventando delle stelle per i soli appassionati del genere. Ma poi è arrivata l'estate, e con essa la sigla del Festivalbar. 'Naive', the Kooks.&lt;br /&gt;Contento di essere stato almeno per una volta cornacchia al contrario, decido di andare a vedere di concreto l'effetto che fa passare dall'hype dell'NME a quella di MTV. La risposta, purtroppo, è giunta presto, abbastanza scontata: tanto fumo e poco arrosto. Il che un po' dispiace, perchè pur non avendoli mai sopravvalutati più del loro reale valore di discreta band di brit-poprock (alla Razorlight, per intenderci) magari ci si aspettava che dessero un pò più di consistenza alle loro canzoni e alla loro esibizione. Il bagaglio musicale, in fondo, non è affatto disprezzabile: la voce di Luke Pritcard sa farsi notare positivamente nei due brani acustici eseguiti (vedi 'Seaside', che apre il concerto); il basso a tratti coinvolge, come anche la batteria.&lt;br /&gt;Ma è tutto troppo discontinuo, manca l'amalgama e il piglio necessario per coinvogere veramente. Ironia della sorte, il brano meno riuscito è proprio quella 'Naive' che li ha portati dove sono adesso, ad atteggiarsi da stelle emergenti della scena britannica che fu di Oasis e Blur, acclamate da schiere di fan dell'ultima ora che sanno ogni singola parola dell'album e si accalcano per sfiorare la mano di Luke, piccolo clone di Johnny Borrell che non riesce a nascondere un po' di goffaggine in questi piccoli riti da star.&lt;br /&gt;In una vaga sensazione di straniamento per la scialba inconsistenza di ciò a cui sto assistendo, non so se dispiacermi o essere contento della fine del concerto, giunta prima che i Kooks completino le canzoni dell'album, dopo meno di un'ora. Abbastanza deluso, rifletto e mi chiedo: perchè loro hanno sfondato e altri no? Domanda futile, in realtà: così come sono saliti alla ribalta del grande pubblico, è facile che finiscano nel dimenticatoio riservato agli ascoltatori di nicchia nell'arco di un paio di hit. Spero, almeno per loro, che sappiano smentirmi ancora una volta.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-116302071023072555?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/116302071023072555/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=116302071023072555' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/116302071023072555'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/116302071023072555'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/11/live-kooks-estragon-bologna-nov-3-2006.html' title='LIVE - The Kooks @ Estragon, Bologna - Nov 3, 2006'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-116102330883783556</id><published>2006-10-16T20:23:00.000+02:00</published><updated>2006-10-18T12:36:59.393+02:00</updated><title type='text'>The Pipettes - We Are The Pipettes (2006)</title><content type='html'>&lt;a href="http://ec1.images-amazon.com/images/P/B000FS9L2K.01._SS500_SCLZZZZZZZ_V60712266_.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://ec1.images-amazon.com/images/P/B000FS9L2K.01._SS500_SCLZZZZZZZ_V60712266_.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; The Pipettes&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; We Are The Pipettes&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Aug 28, 2006&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Memphis Industries [UK]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. We Are The Pipettes&lt;br /&gt;02. Pull Shapes&lt;br /&gt;03. Why Did You Stay&lt;br /&gt;04. Dirty Mind&lt;br /&gt;05. It Hurts To See You Dance So Well&lt;br /&gt;06. Judy&lt;br /&gt;07. Winters Sky&lt;br /&gt;08. Your Kisses Are Wasted On Me&lt;br /&gt;09. Tell Me What You Want&lt;br /&gt;10. Because It's Not Love (But It's Still A Feeling)&lt;br /&gt;11. Sex&lt;br /&gt;12. One Night Stand&lt;br /&gt;13. ABC&lt;br /&gt;14. I Love You&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ah, la nostalgia. Voglia di rivivere epoche non vissute, sognate sulle suggestioni di sonorità lontane nel tempo e tuttora piene di vitalità e gioia. A più di quarant'anni dalla scintillante Swinging London di Phil Spector, dove furoreggiavano i party a ritmo di soul, doo wop e swing e le reginette della musica pop avevano nomi come Ronettes, Shangri-las e Supremes, questo disco va a coprire un vuoto che l'ondata revivalistica di questi ultimi anni non aveva ancora occupato. Le Pipettes sono un trio di ragazze di bell'aspetto e vestite in modo impeccabilmente sixty, a partire dai vestitini a pois fino alle capigliature, partite da Brighton e costruite per coprire quel vuoto. Che il progetto Pipettes sia nato praticamente a tavolino è una cosa che non si sono prese nemmeno la briga di camuffare: la sistematicità con cui è stato pianificato il lancio del gruppo, dallo stillicidio di singoli alla creazione di una band satellite come le Cassettes fino al fomentare la platea del file sharing sui blog, ha qualcosa di invidiabile. L'ansia di creare hype attorno a queste tre ragazze ha portato anche a baggianate al limite della bestemmia come definire il loro genere "il pop che si suonava prima che i Beatles arrivassero a rovinare tutto", ma tant'è: il loro primo album è gradevolissimo, 14 deliziosi quadretti di pop vocale condensati in meno di 34 minuti, prodotti in modo impeccabile, che trasudano le fragranze degli anni '60 da ogni nota. Che poi intorno ci sia un mero calcolo e che molto probabilmente non resisteranno più a lungo di questo inverno, poco importa. I coretti di 'Pull Shapes', 'Your Kisses Are Wasted On Me', 'Judy' e 'Sex' sono fatti apposta per essere bruciati e riscaldare i cuori durante le notti dei prossimi mesi. Tra qualche tempo le ricorderemo appena come una delle tante meteore, ma adesso godiamocele per quel che sono: un gradevolissimo diversivo che ci porta a spasso nel passato.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-116102330883783556?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/116102330883783556/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=116102330883783556' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/116102330883783556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/116102330883783556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/10/pipettes-we-are-pipettes-2006.html' title='The Pipettes - We Are The Pipettes (2006)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-116000137774673625</id><published>2006-10-05T00:35:00.000+02:00</published><updated>2006-11-11T14:43:17.333+01:00</updated><title type='text'>LIVE - ¡Forward, Russia! @ Covo, Bologna - Oct 6, 2006</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il Covo, dopo la chiusura estiva, riapre col botto: la nuova stagione di concerti e serate all'insegna della musica alternativa e indipendente è iniziata con la performance live di uno dei gruppi inglesi che più si sono fatti notare ed apprezzare quest'anno nella scena indie.&lt;br /&gt;I ¡Forward, Russia! vengono preceduti sul palco dai Club 11, band padovana che propone un suono tipicamente ispirato alle tendenze punk-wave degli ultimi anni in materia di musica indie inglese: riff taglienti di chitarra sguinzagliati su sezioni ritmiche incalzanti e inserti elettronici, il tutto eseguito con buona tecnica e ottima personalità.&lt;br /&gt;Dopodichè appaiono Tom Woodhead, Whiskas, Rob e Katie, tutti rigorosamente vestiti con la ormai classica t-shirt bianca con i punti esclamativi, e l'attacco di 'Thirteen' è il preludio di un esibizione tanto incendiaria quanto breve. Che Tom fosse assolutamente incontrollabile nelle sue perfomances si sapeva, ma vederlo dimenarsi come un indemoniato sul palco mentre si arrotola intorno al collo e alla faccia il filo del microfono lascia comunque di stucco: al limite del masochismo. Una delle incognite iniziali era la sua capacità di riprodurre dal vivo in modo quanto meno decente le linee vocali principalmente urlate: non solo ci riesce, ma addirittura lo fa in modo del tutto fedele e questo stupisce ancor di più.&lt;br /&gt;Se mettiamo anche la precisione con cui il resto del gruppo lo accompagna nelle sue folli scorribande, il risultato è un suono potente, compatto, vibrante, che definire adrenalinico è riduttivo. Solo su 'Fifteen pt.1' Whiskas, passato momentaneamente dalla chitarra alla tastiera, sbaglia ad inserire i giusti effetti, va fuori tempo e rischia di far deragliare tutti, ma la prontezza di Tom rimette il treno dei ¡Forward, Russia! sui binari e tutto torna a funzionare a meraviglia.&lt;br /&gt;I ¡Forward, Russia! propongono anche una nuova traccia, 'Don't Be A Doctor', un lungo forcing sul filo della schizofrenia in cui sembrano sempre più coscienti delle loro potenzialità. Il pubblico si scalda progressivamente per poi esaltarsi definitivamente sulle note di 'Nine', ma i quattro di Leeds sono abituati ai clubs inglesi, di gran lunga più caotici ed esagitati. Dopo circa tre quarti d'ora e nove canzoni, Whiskas annuncia l'ultimo pezzo, 'Eleven', aggiungendo "Ragazzi, abbiamo suonato già tanto eh... 9 canzoni!".&lt;br /&gt;Ecco, il concerto è stato sicuramente coinvolgente, ma 50 minuti sono obiettivamente troppo pochi per una band con all'attivo sì un solo album, ma con in repertorio almeno il doppio delle canzoni suonate (e alcune canzoni dell'album non sono nemmeno state suonate). E poi l'arroganza e la spocchiosità sono fuori posto per una band emergente. Peccato per questa brutta caduta di stile a pochi metri da un meritato traguardo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-116000137774673625?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/116000137774673625/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=116000137774673625' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/116000137774673625'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/116000137774673625'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/10/live-forward-russia-covo-bologna-oct-6.html' title='LIVE - ¡Forward, Russia! @ Covo, Bologna - Oct 6, 2006'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-115974601165999388</id><published>2006-10-02T00:16:00.000+02:00</published><updated>2006-10-02T01:40:11.726+02:00</updated><title type='text'>¡Forward, Russia! - Give Me A Wall (2006)</title><content type='html'>&lt;a href="http://images.amazon.com/images/P/B000FAO9KC.01._SS500_SCLZZZZZZZ_V63404551_.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://images.amazon.com/images/P/B000FAO9KC.01._SS500_SCLZZZZZZZ_V63404551_.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; ¡Forward, Russia!&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Give Me A Wall&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; May 15, 2006&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Dance To The Radio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. Thirteen&lt;br /&gt;02. Twelve&lt;br /&gt;03. Fifteen pt. 1&lt;br /&gt;04. Nine&lt;br /&gt;05. Nineteen&lt;br /&gt;06. Seventeen&lt;br /&gt;07. Eighteen&lt;br /&gt;08. Sixteen&lt;br /&gt;09. Seven&lt;br /&gt;10. Fifteen pt. 2&lt;br /&gt;11. Eleven&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;I ¡Forward, Russia! sono conosciuti già da tempo negli ambienti della scena indie inglese: a partire dal 2004 i loro demo e i loro singoli li avevano segnalati come una delle novità potenzialmente più esplosive del vasto panorama underground d'Oltremanica. Ora che finalmente sono arrivati alla prima prova sulla distanza sfoderano un album dalle mille sfaccettature.&lt;br /&gt;Sarebbe difficile inquadrare in una formula il loro schizofrenico intreccio di violente sfuriate punk condite di riff danzerecci al limite del funk, istinti primordiali di matrice emo e tappeti elettronici che impastano il suono portandolo spesso e volentieri nel territorio della wave. Allo stesso tempo non è nemmeno possibile liquidarli come l'ennesima espressione delle tendenze tanto di moda ora nella musica inglese, perchè al contrario di altri gruppi il loro modo di suonare è tutto tranne che scontato e forzatamente accattivante.&lt;br /&gt;'Give Me A Wall' è un album nevrotico, piuttosto ostico da affrontare ai primi ascolti: il vorticoso incalzare di cambi di velocità e genere inizialmente disorienta, poi incuriosisce e infine finisce per svelare le ottime capacità del quartetto di Leeds. 'Twelve', il singolo che ha tenuto a battesimo il disco, è irresistibile nell'incedere dei suoi velocissimi riff; la successiva 'Fifteen pt. 1' è perfettamente esplìcativa delle loro combinazioni ed alternanze continue di beat elettronici, riff isterici, rabbiosi muri di chitarre e deviazioni wave coinvolgenti; 'Sixteen' invita con il suo duetto iniziale per poi spararti in faccia raffiche di numeri e cattivissime progressioni. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per non parlare della finale 'Eleven', dove i ¡Forward, Russia! si concedono addirittura una divagazione nel post-rock. Tanta carne al fuoco, tante strade percorribili in futuro. Il presente ci mostra un gruppo che sta diventando piano piano una certezza del panorama indie, dove indie non sta per glamour ma per indipendente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-115974601165999388?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/115974601165999388/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=115974601165999388' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115974601165999388'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115974601165999388'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/10/forward-russia-give-me-wall-2006.html' title='¡Forward, Russia! - Give Me A Wall (2006)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-115974091257721778</id><published>2006-09-21T03:10:00.000+02:00</published><updated>2006-11-11T14:45:51.283+01:00</updated><title type='text'>LIVE - Pearl Jam @ piazza Duomo, Pistoia - Sep 20, 2006</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Arrivo nei pressi della piazza del Duomo di Pistoia ed è impossibile non capire che si sta per svolgere un evento eccezionale: una marea di gente affolla le vie del centro storico, un gioiello dell’arte trecentesca che si mostra in tutta la sua raffinata bellezza per accogliere i Pearl Jam e le decine di migliaia di fan accorsi per l’ultima delle 5 date italiane del loro tour europeo. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In fila per entrare mi perdo quasi interamente l’esibizione di supporto dei My Morning Jacket: da quanto ho potuto sentire, molto probabilmente sarebbe stato un bel concerto, ma la tensione per ciò che sarebbe avvenuto da lì a poco è troppo forte per pensare ad altro. Gente da tutta Italia, portoghesi, sudafricani e chissà quanti altri. Gente che ha affrontato sacrifici economici per poter seguire i Pearl Jam in tutte le date in Italia, qualcuno anche all’estero. L’atmosfera è elettrica a dir poco: per me è la prima volta, a 22 anni, ed è come riuscire a conquistare la ragazza che ami da quando ne hai 15. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Alle 9 e un quarto Eddie Vedder e compagnia salgono sul palco e parte la magia: l’intro di ‘Interstellar Overdrive’, cover dei Pink Floyd, lascia subito spazio ad un inizio da infarto. All’inizio del concerto, se mi avessero chiesto 2 canzoni che avrei voluto assolutamente sentire, avrei risposto ‘Corduroy’ e ‘Rearviewmirror’: ed ecco che i Pearl Jam le infilano subito, una dopo l’altra, in un’orgia di brividi devastanti e corde vocali lanciate al vento. Tecnicamente non si può eccepire niente al sestetto di Seattle: Eddie Vedder, sebbene gli anni passino anche per lui e qualche volta le urla non escano proprio come lui vorrebbe, tiene botta alla grande e sfodera la profondità della sua voce a più riprese, Matt Cameron alla batteria e Mike McCready alla chitarra sono una garanzia. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Le canzoni dell’ultimo album incalzano a partire dai singoli ‘Life Wasted’ e ‘World Wide Suicide’, continuando con ‘Severed Hands’ e ‘Unemployable’: Eddie Vedder si ferma e legge un testo in italiano, chiedendo che le voci si alzino in alto a raggiungere il cielo, e per permettere ciò attacca con ‘Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town’. Tutta la piazza canta all’unisono con lui, decine di migliaia di voci unite alla sua per celebrare la magia del momento. Quando parte il riff di ‘Dissident’ tutto diventa chiaro: i Pearl Jam sono uno di quei gruppi che dal vivo riescono a sostenere qualsiasi scaletta senza fare una piega, regalando sempre qualcosa di speciale, ed è per questo che sono amati così visceralmente dal loro pubblico che li segue fedele ed arriva a girare il mondo pur di vederli in concerto il più possibile, con l’assoluta certezza di non rimanere mai deluso. E pensare che siamo solo a metà della prima parte. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;I Pearl Jam alternano le tracce nuove come la bellissima ‘Come Back’ e ‘Comatose’ ai pezzi storici degli esordi come ‘Even Flow’, ‘Porch’ e ‘Why Go’, chicche per veri appassionati come ‘Breath’ e classici come ‘Given To Fly’ e ‘Not For You’. Eddie Vedder deve essere estremamente affascinato dalla meravigliosa location, sovrastata dal bellissimo campanile, ed infatti inizia ad illuminare col riflesso di un riflettore sulla chitarra tutto il pubblico, la gente che assiste al concerto dalle finestre del palazzo Pretorio, infine l’orologio e il campanile nella sua interezza. I Pearl Jam si concedono a digressioni sul tema, con assoli di chitarra di McCready dietro la schiena, assoli di Matt Cameron alla batteria e jam session collettive. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La pausa arriva per ridare fiato dopo un set di 19 canzoni, ma ovviamente il meglio deve ancora arrivare: le note di ‘Last Kiss’, una delle canzoni più struggenti nel loro repertorio di cover, fanno ricadere l’intera piazza nell’atmosfera magica dei momenti migliori. E basterebbe riportare in fila le canzoni che hanno fatto per far comprendere il delirio che ha contagiato il pubblico in seguito: ‘Hail Hail’, ‘State Of Love And Trust’, ‘Black’, ‘Crazy Mary’ e soprattutto ‘Alive’, prima di sospendere brevemente e ricominciare ancora, come in un orgasmo multiplo, con ‘Last Exit’, ‘Do The Evolution’, ‘Better Man’ e ‘Spin The Black Circle’. Sulle note di ‘Rockin’ In The Free World’ Eddie si inerpica sulla struttura laterale del palco, poi scende, inizia a saltare da una parte all’altra del palco, lancia tamburelli al pubblico. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ormai sono passate due ore e mezza di inesprimibile bellezza, e ‘Yellow Ledbetter’, l’ultima delle 32 (!) canzoni proposte dà al pubblico la buonanotte e l’arrivederci al prossimo tour in Italia. Non esistono altri gruppi così al mondo.&lt;br /&gt;_________________&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Interstellar Overdrive)&lt;br /&gt;Corduroy&lt;br /&gt;Rearviewmirror&lt;br /&gt;Life Wasted&lt;br /&gt;World Wide Suicide&lt;br /&gt;Severed Hand&lt;br /&gt;Unemployable&lt;br /&gt;Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town&lt;br /&gt;Dissident&lt;br /&gt;1/2 Full&lt;br /&gt;I Got Id&lt;br /&gt;Even Flow&lt;br /&gt;Come Back&lt;br /&gt;Not For You (Modern Girl)&lt;br /&gt;Breath&lt;br /&gt;Given To Fly&lt;br /&gt;Why Go&lt;br /&gt;Comatose&lt;br /&gt;Porch&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Last Kiss&lt;br /&gt;Hail Hail&lt;br /&gt;State Of Love And Trust&lt;br /&gt;Black&lt;br /&gt;Crazy Mary&lt;br /&gt;Alive&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Last Exit&lt;br /&gt;Do The Evolution&lt;br /&gt;Wasted Reprise&lt;br /&gt;Better Man&lt;br /&gt;Spin The Black Circle&lt;br /&gt;Rockin' In The Free World&lt;br /&gt;Yellow Ledbetter&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-115974091257721778?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/115974091257721778/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=115974091257721778' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115974091257721778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115974091257721778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/09/live-pearl-jam-piazza-duomo-pistoia.html' title='LIVE - Pearl Jam @ piazza Duomo, Pistoia - Sep 20, 2006'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-115832849587899121</id><published>2006-09-15T14:21:00.000+02:00</published><updated>2006-11-11T14:47:18.253+01:00</updated><title type='text'>LIVE - White Rose Movement @ Mamamia - Senigallia - Sep 09, 2006</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non nascondo che i White Rose Movement siano per me una delle novità musicali migliori del 2006. Il loro album 'Kick' rielabora e rinnova nel modo più coerente un intero bagaglio di sonorità a cavallo tra dark-wave, synth-pop e post-punk, prendendo come riferimento Depeche Mode, New Order, Cure e Duran Duran, e riuscendo a farli suonare attuali più che mai. Per questo l'appuntamento al Mamamia mi ha dato la possibilità di render loro il mio personale omaggio e allo stesso tempo di valutare le loro potenzialità dal vivo, dopo aver sentito commenti molto positivi da chi li ha visti nei festival estivi come Benicassim e Pukkelpop. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ad aprire la serata i Plus Nomination, gruppo svizzero, che sinceramente non è poi così male se vi garba il punk-rock da high school americana stile Blink 182 et similia, ma che con il contesto della serata c'entrava poco. Poco dopo I White Rose Movement salgono sul palco. Finn Vine e compagnia iniziano con 'Kick' e subito è chiaro che hanno dovuto fare una scelta ben precisa: privilegiare l'aspetto elettronico della musica perdendo di dinamismo e guadagnando in fedeltà all'album oppure valorizzare le parti strumentali lasciando libertà di movimento a Finn Vine e sfruttando il lato più punk delle loro canzoni? I White Rose Movement hanno scelto senza dubbio la seconda strada: Vine si dedica il minimo indispensabile ad aiutare l'algidissima Taxxi alle tastiere, mentre Jasper Milton alla chitarra e Owen Dyke al basso si scatenano. Il risultato è che il suono diventa più cattivo, e in tracce come 'Speed', 'Idiot Drugs' e 'Testcard Girl' il tiro è pauroso. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;In altre canzoni, ovviamente, le esigenze costringono a leggeri cambiamenti, vedi 'London's Mine' che senza quel tappeto di synth perde parte del suo fascino naturale; in generale però i White Rose Movement riescono nel loro compito di divertire ed impressionare perché ti sbattono sul muso le loro 11 tracce spigolose senza andare mai fuori giri. Il concerto si chiude con 'Love Is A Number' e 'Alsation', e Finn Vine finisce in bellezza il suo show fatto di mosse nervose e arrampicate sulle spie. In fin dei conti è stata una bellissima serata, i White Rose Movement non hanno deluso.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-115832849587899121?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/115832849587899121/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=115832849587899121' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115832849587899121'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115832849587899121'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/09/live-white-rose-movement-mamamia.html' title='LIVE - White Rose Movement @ Mamamia - Senigallia - Sep 09, 2006'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-115763220319980335</id><published>2006-09-07T12:53:00.000+02:00</published><updated>2006-11-11T14:47:46.726+01:00</updated><title type='text'>LIVE - Mogwai @ Estragon, Bologna - Sep 6, 2006</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Non sono di certo io il primo a scoprire quanto i Mogwai siano geniali, la gente che pian piano riempie l'Estragon fino a farlo ribollire ne è la prova. Io sono un estimatore dell'ultima ora, ma una occasione del genere non potevo farmela scappare. Ad inizio serata, con la sala ancora semivuota, si esibiscono i De Rosa, band scozzese di rock alternativo in bilico tra indie, emo e istinti new wave, che impressiona positivivamente giusto per le prime due canzoni e per le ultime due, lasciando in mezzo una sensazione di incompiutezza che le performance alterne del cantante irrobustiscono ancor di più.&lt;br /&gt;La genialità, dicevamo. Che Barry Burns e Martin Bulloch si presentassero alla Festa dell'Unità con le magliette rosse che recitano 'Sono sopravvissuto al governo Berlusconi', beh, in pochi se lo aspettavano. Ma c'è poco tempo per le chiacchiere, le prime flebili note scatenano il primo boato che sfuma nel silenzio più assoluto: 'New Paths To Helicon pt.1' si espande sempre più nell'aria fino a saturarla con le sue infinite trame sonore, per poi lentamente implodere. Le sensazioni iniziano a muoversi dentro come una marea, e non smetteranno più fino all'epilogo.&lt;br /&gt;Il pianoforte di 'Friend Of The Night', le accelerazioni furibonde di 'Summer', le frequenze elettroniche i 'I Know You Are But What Am I', l'impetuoso muro sonoro di 'Killing All The Flies', il vocoder di 'Hunted By A Freak', la ferocia di 'Glasgow Mega-Snake' sono solo forme diverse di un disegno artistico e musicale unico, fatto di suoni minimali e rarefatti che ipnotizzano, crescono, accelerano, si ingrossano fino a deflagrare, si infittiscono e si intrecciano in una foresta inestricabile e maestosa, e poi svaniscono, si riaffievoliscono, ti conducono lentamente alla deriva delle tue emozioni.&lt;br /&gt;Gli effetti di luce, il fumo e i fari stroboscopici avvolgono il palco, i Mogwai ne vengono , che diventano tutt'uno con la nebbia e la loro musica, che dal vivo sa esprimere una forza espressiva violentissima: 'Christmas Steps', il pezzo più riuscito della serata, annichilisce con la sua inerzia infinita fino a quando Stuart Braithwaite non decide di distruggere le ultime resistenze del pubblico con una raffica di fucilate devastanti ed assassine che mandano in estasi.&lt;br /&gt;Il concerto si conclude con quella meravigliosa cavalcata imperiale di nome 'Mogwai Fear Satan', dieci minuti di assoluto delirio dove Martin Bulloch sfodera l'ennesima prestazione batteristica eccelsa della sua serata. Dopodichè i Mogwai si congedano dall'Estragon, dopo aver regalato a tutti i presenti un'ora e mezza di musica spettacolare. Se alla fine rimane il desiderio di sentirne ancora, di continuare a perdersi nei loro labirinti, significa che non mi sbagliavo nel credere che questo concerto fosse da non perdere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SETLIST - Nuovo Estragon, Bologna - 06/09/2004&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;New Paths To Helicon, Part 1&lt;br /&gt;Friend Of The Night&lt;br /&gt;Travel Is Dangerous&lt;br /&gt;Summer&lt;br /&gt;Christmas Steps&lt;br /&gt;I Know You Are But What Am I?&lt;br /&gt;Acid Food&lt;br /&gt;Killing All The Flies&lt;br /&gt;Hunted By A Freak&lt;br /&gt;Glasgow Megasnake&lt;br /&gt;Ratts Of The Capital&lt;br /&gt;We're No Here&lt;br /&gt;---&lt;br /&gt;Kids Will Be Skeletons&lt;br /&gt;Mogwai Fear Satan&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-115763220319980335?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/115763220319980335/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=115763220319980335' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115763220319980335'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115763220319980335'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/09/live-mogwai-estragon-bologna-sep-6.html' title='LIVE - Mogwai @ Estragon, Bologna - Sep 6, 2006'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-115753964026989900</id><published>2006-09-06T11:41:00.000+02:00</published><updated>2006-09-06T13:20:50.886+02:00</updated><title type='text'>Blume - In Tedesco Vuol Dire Fiore (2006)</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.pippolamusic.com/userfiles/images/categories/1/19/image.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://www.pippolamusic.com/userfiles/images/categories/1/19/image.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; Blume&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; In Tedesco Vuol Dire Fiore&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; May 1, 2006&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Pippola Music&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. Piove Piano&lt;br /&gt;02. E_24&lt;br /&gt;03. S&lt;br /&gt;04. Il Diversivo&lt;br /&gt;05. Non Va Bene&lt;br /&gt;06. Prenditi Cura Di Me&lt;br /&gt;07. Mura Di Gomma&lt;br /&gt;08. Umiliata Dal Sonno&lt;br /&gt;09. Telefunken&lt;br /&gt;10. Ninna Nanna Alla Regina&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quando l'elettronica riesce a disegnare trame color pastello così delicate da spingerti ad evocare nella mente atmosfere rarefatte, ideali, provenienti da una dimensione diversa rispetto alla materialità del mondo di tutti i giorni, si è soliti parlare di dream pop. Ambientazioni oniriche appunto, ma non solo. Se a spingerti ancora oltre contribuisce una voce di donna sussurrata, eterea, che tesse gentile piccoli ritratti confidenziali dell'universo femminile, ci si trova improvvisamente proiettati in qualcosa di più prezioso, intimistico, personale, e si percepiscono meglio le piccole sfumature e sfaccettature dei colori nascosti dietro il velo grigio della quotidianità.&lt;br /&gt;La fusione tra questi due elementi (quello onirico della musica e quello intimistico dei testi) è la cifra stilistica e il pregio principale dei Blume, trio fiorentino al loro esordio con questo gioiellino di nome 'In Tedesco Vuol Dire Fiore'. Dieci tracce incastonate umilmente ma con classe a formare un dipinto aggraziato e coinvolgente, in equilibrio costante tra introspezione e realtà. E' davvero possibile identificare questa alchimia con etichette come indietronica, trip pop, glitch, post pop, shoegaze, dream pop, ecc...? In parte si, perchè in fondo tutte queste anime si conpenetrano fino a diventare una cosa nuova, originalissima, abbagliante, che lascia senza termini precisi per essere descritta nella sua essenza più vera. Ci sono parole per descrivere i brividi dati da canzoni come 'Piove Piano' o 'Il Diversivo'? Forse sì, ma non riesco ad esprimerle in modo appropriato, e quindi mi lascio semplicemente cullare dalla voce di Francesca Storai e dalla musica di Dario Brunori e Matteo Zanobini. Un disco assolutamente da non perdere se vi piace lasciarvi rapire da atmosfere sognanti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-115753964026989900?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/115753964026989900/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=115753964026989900' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115753964026989900'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115753964026989900'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/09/blume-in-tedesco-vuol-dire-fiore-2006.html' title='Blume - In Tedesco Vuol Dire Fiore (2006)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-115749445805678676</id><published>2006-09-05T23:12:00.000+02:00</published><updated>2006-09-06T00:20:43.806+02:00</updated><title type='text'>Razorlight - s/t (2006)</title><content type='html'>&lt;a href="http://ec1.images-amazon.com/images/P/B000GH2PUU.01._AA240_SCLZZZZZZZ_V62415650_.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://ec1.images-amazon.com/images/P/B000GH2PUU.01._AA240_SCLZZZZZZZ_V62415650_.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; Razorlight&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Razorlight&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Jul 17, 2006&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Mercury&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. In The Morning&lt;br /&gt;02. Who Needs Love?&lt;br /&gt;03. Hold On&lt;br /&gt;04. America&lt;br /&gt;05. Fall To Pieces&lt;br /&gt;06. Can't Stop This Feeling I've Got&lt;br /&gt;07. Pop Song 2006&lt;br /&gt;08. Kirby's House&lt;br /&gt;09. Back To The Start&lt;br /&gt;10. Los Angeles Waltz&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Johnny Borrell è tornato. Sono passati due anni intensissimi da quando 'Up All Night' si segnalò come uno dei album più freschi e divertenti del panorama inglese. Nel frattempo in oltremanica hanno visto sorgere nuovi astri come Maximo Park, Bloc Party e Arctic Monkeys; la saga di Pete Doherty continua senza sosta ad occupare le pagine di riviste specializzate e tabloid inglesi ed ha sfiorato anche l'egocentrico Johnny, coinvolto in una rissa contro il suo ex grande amico. Se per certi versi le dichiarazioni altisonanti di Borrell (delizia appetitosa per giornali ed opinione pubblica inglese, ghiotta di esagerazioni da star) hanno aiutato a mantenere l'obiettivo sulla band, a mancare era la musica.&lt;br /&gt;A colmare la lacuna ci pensa adesso il loro secondo album omonimo, dieci tracce di pop essenziale che riescono nell'ardua impresa di non suonare come una ritrita riproposizione dello stile dell'esordio e nemmeno di cadere nella mancanza assoluta di idee. Al contrario, Johnny Borrel si sobbarca il compito in primissima persona e sfodera linee vocali più profonde, più mature, capaci di costruire melodie oreecchiabili su architetture strumentali essenziali.&lt;br /&gt;Le chitarre vengono ridotte al minimo necessario, spariscono certe progressioni confusionarie alla 'Dalston' che pure rappresentavano una cifra stilistica ben riconoscibile, ma il suono ne guadagna in ecletticità e pulizia. I richiami storici sono vari e spaziano più indietro nel tempo fino agli anni '60, come ad esempio in 'Who Needs Love' o nella solare 'Hold On', fino a varcare l'oceano in territori più propriamente americani come nella folkeggiante 'Kirby's House', in 'America' e nella finale 'Los Angeles Waltz', per poi riecheggiare i Police nella reggaeggiante 'Back To The Start'.&lt;br /&gt;Le tracce che più richiamano il loro passato sono l'iniziale 'In The Morning', non a caso scelta come singolo di lancio, e 'Pop Song 2006', ma anche qui non notare l'evoluzione è impossibile, così come è chiaro che questi ragazzi hanno talento da vendere. Dopo le ultime cocenti delusioni, ci volevano i Razorlight per azzeccare un secondo album che riuscisse a ripagare in pieno le aspettative.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-115749445805678676?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/115749445805678676/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=115749445805678676' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115749445805678676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115749445805678676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/09/razorlight-st-2006.html' title='Razorlight - s/t (2006)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-115746644006832966</id><published>2006-09-05T14:51:00.000+02:00</published><updated>2006-09-06T00:21:42.503+02:00</updated><title type='text'>The Postal Service - Give Up (2003)</title><content type='html'>&lt;a href="http://ec3.images-amazon.com/images/P/B000089CJI.01._AA240_SCLZZZZZZZ_.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://ec3.images-amazon.com/images/P/B000089CJI.01._AA240_SCLZZZZZZZ_.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; The Postal Service&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Give Up&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Feb 18, 2003&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Sub Pop&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. The District Sleeps Alone Tonight&lt;br /&gt;02. Such Great Heights&lt;br /&gt;03. Sleeping In&lt;br /&gt;04. Nothing Better&lt;br /&gt;05. Recycled Air&lt;br /&gt;06. Clark Gable&lt;br /&gt;07. We Will Become Silhouettes&lt;br /&gt;08. This Place Is a Prison&lt;br /&gt;09. Brand New Colony&lt;br /&gt;10. Natural Anthem&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Ci sono tanti motivi per cui ci si innamora di un disco. Ultimamente mi sono ritrovato a sognare sulle note dei Postal Service, e lo sto amando. Il disco risale solo al 2003, ma le sensazioni che trasmette rimandano ancor più indietro nel tempo, a frequenze di due decenni fa. Un tuffo nell'indietronica, forse in uno dei dischi più riusciti del genere, in cui le atmosfere create da tastiere e synth, i beats e i campionamenti vanno a calzare a pennello sulla voce evocativa di Ben Gibbard. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Un connubbio perfetto quello tra il cantante dei Death Cab For Cutie e Jimmy Tamborello, dj elettronico conosciuto per i suoi progetti Dntel e Figurine: il primo assaggio si ebbe con '(This Is) The Dream Of Evan And Chan', presente in 'Life Is Full Of Possibilities' di Dntel, anno 2001, e ne venne fuori una canzone stupenda. Qui la formula magica viene elaborata in mille sfaccettature fino a formare un caleidoscopio di sonorità calde e bagliori di electropop di prima qualità: la malinconia estrema dei Death Cab For Cutie e le ruvidità elettroniche dei Dntel si incontrano, si levigano a vicenda e si compenetrano rigenerate di nuova linfa vitale. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;'The District Sleeps Alone Tonight' parte leggera sulle corde di cori angelici per poi accelerare il ritmo; 'Such Great Heights' possiede tutto quel che una canzone electropop deve avere per essere un piccolo capolavoro: i giusti beats, il synth al posto giusto, la linea vocale giusta. L'elettronica accompagna e non sovrasta mai il tono di leggerezza che regna su tracce come 'Sleeping In' o 'Recycled Air'. 'Clark Gable', i suoi campionamenti di tromba sul ritornello e i battiti di mano, così come la melodia da carillon della seguente 'We Will Become Silhouettes', sono un piacere per le orecchie; in 'Nothing Better' i suoni da videogiochi arcade mescolati agli archi fanno da tappeto al magnifico duetto tra Ben Gibbard e Jen Wood. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'arcade torna su 'Brand New Colony' con i suoni di Super Mario a costellare la solita interpretazione egregia di Gibbard. Il cerchio si chiude con la traccia più cattiva e d'n'b del lotto, la caotica 'Natural Anthem'. Come tutti i progetti paralleli The Postal Service non avrà vita lunga e probabilmente non avremo la fortuna di un seguito di 'Give Up': a maggior ragione dobbiamo tenerci ben stretta questa piccola perla.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-115746644006832966?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/115746644006832966/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=115746644006832966' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115746644006832966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/115746644006832966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/09/postal-service-give-up-2003.html' title='The Postal Service - Give Up (2003)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-113979404666875217</id><published>2006-02-13T02:05:00.000+01:00</published><updated>2006-11-11T14:56:23.996+01:00</updated><title type='text'>Special: New Britrock</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;La ricerca frenetica della ‘next big thing’ è quasi uno sport nazionale in Inghilterra. Ormai gli esempi di gruppi diventati famosi solo grazie ad un singolo ed al passaparola sono innumerevoli, grazie anche ad un panorama musicale molto vivo che genera proposte estremamente interessanti. Uno sguardo alle nuove produzioni permette così di capire quale sarà il trend della musica indie-britrock dei prossimi mesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/3180/2133/1600/dirtyprettythings.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/3180/2133/320/dirtyprettythings.jpg" width="250" border="1" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Dirty Pretty Things&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(&lt;a href="http://www.dirtyprettythingsband.com"&gt;http://www.dirtyprettythingsband.com&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;Ovviamente l’attesa maggiore è quella riposta nella nuova band di Carl Barat, protagonista insieme a Pete Doherty dell’esperienza musicale più folgorante e chiacchierata del nuovo millennio, i Libertines. Dalle loro ceneri Carl ha creato una nuova entità, i Dirty Pretty Things, che raccoglie i Libertines superstiti dopo le defezioni di Pete e di John Hassall: Gary Powell alla batteria e Anthony Rossomando alla chitarra, con l’aggiunta di Didz Hammond (ex Cooper Temple Clause) al basso. La nascita ufficiale dei Dirty Pretty Things è da collocarsi il 10 ottobre 2005, data della loro prima esibizione live in assoluto, in Italia (DNA, Padova). Coloro che hanno avuto la possibilità di vedere un loro live o di ascoltare le loro prime produzioni distribuite attraverso il sito ufficiale si sarà sicuramente reso conto che lo stile è rimasto praticamente lo stesso dei Libertines: rock’n’roll allegro e punkeggiante, vivace e divertente, quasi inevitabilmente propenso al singalong. L’attesa di tutti i fan dei Libertines è a questo punto per l’uscita dell’album nei prossimi mesi, che ci dirà finalmente se la formula di Carl Barat è veramente vincente oppure no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/3180/2133/1600/yeti.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/3180/2133/320/yeti.jpg" width="250" border="1" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Yeti&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(&lt;a href="http://www.yetiintelligence.com/"&gt;http://www.yetiintelligence.com/&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;Chi invece sembra essersi definitivamente allontanato dal bagaglio musicale dei Libertines è John Hassall, ex bassista ed ora leader, cantante e chitarrista degli Yeti, gruppo che già si è fatto notare molto positivamente con un paio di singoli nel 2005, in particolare con ‘Never Lose Your Sense Of Wonder’. Hassall ha intrapreso tutt’altra strada rispetto a Pete e Carl: il suo raggio d’azione si è spostato su altri territori, in particolare l’eredità sixties del beat-pop di Liverpool, con punto di riferimento assoluto i Beatles ed in tempi più recenti i La’s. Grande attenzione alle melodie, tendenza al folk ed a sonorità blueseggianti, gli Yeti si pongono come figura a sé stante nel panorama indie di questo periodo proprio per la fedeltà con cui ripropongono questo tipo di sonorità che si dimostrano tuttora estremamente fresche ed attuali. È possibile scaricare il singolo ‘Never Lose Your Sense of Wonder’ ed altre tracce direttamente dalla sezione ‘MP3s’ del loro sito ufficiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/3180/2133/1600/forwardrussia.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/3180/2133/320/forwardrussia.jpg" width="250" border="1" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;¡Forward, Russia!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(&lt;a href="http://www.forwardrussia.com/"&gt;http://www.forwardrussia.com/&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;I ¡Forward, Russia! rappresentano una delle novità più attese e seguite del momento in Inghilterra. Attivi dal 2004, hanno al proprio attivo quattro demo, due singoli e un doppio A-side, per un totale di 15 tracce rigorosamente numerate, e un programma live fittissimo grazie al quale hanno conquistato un folto seguito di fan. Nati a Leeds e formati dal cantante Tom Woodhead, dal chitarrista barbuto e rossiccio Whiskas, dalla batterista Katie Sketch e dal bassista Rob Webb, i ¡Forward, Russia! fondono l’isteria del punk-wave più tirato e viscerale con il pathos urlato ed ammorbante dell’emo. Ciò che ne viene fuori è un concentrato esplosivo adattissimo a deflagrare nei rock clubs indipendenti. Sul sito ufficiale è possibile scaricare i singoli tratti dal doppio A-side, ‘Thirteen’ e ‘Fourteen’, una sessione live ed il video di ‘Eleven’, mentre su MySpace (&lt;a href="http://www.myspace.com/forwardrussia"&gt;http://www.myspace.com/forwardrussia&lt;/a&gt;) è possibile ascoltare una clip del nuovo singolo ‘Twelve’. Da tenere d’occhio assolutamente perché faranno di sicuro parlare di sé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/3180/2133/1600/boykillboy.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/3180/2133/320/boykillboy.jpg" width="250" border="1" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Boy Kill Boy&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(&lt;a href="http://www.boykillboy.co.uk/"&gt;http://www.boykillboy.co.uk/&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;I Boy Kill Boy sono un collettivo di quattro ragazzi londinesi che si sono fatti notare già dall’anno scorso grazie ai primi due singoli usciti per la Fierce Panda (’Suzie’ e ‘Civil Sin’), che li ha portati a suonare insieme agli Hard-Fi ed ai New Order, ad ottenere un ottimo successo di pubblico al festival di Reading ed a firmare per la Vertigo. Il 13 febbraio esce il loro primo singolo con la nuova casa discografica, ‘Back Again’, in vista del loro debut album previsto per la fine di maggio. Associati in modo inappropriato ai Killers, i Boy Kill Boy propongono sonorità dark-wave abbastanza sostenute che a volte creano atmosfere quasi goticheggianti (‘Civil Sin’) grazie alla voce profonda del cantante Chris Peck ed all’uso di synth di stampo eighties, che però non disdegnano digressioni più lievi nel solco degli Smiths (‘Suzie’). ‘Back Again’, così come altre tracce dei loro primi singoli, sono ascoltabili in streaming su Pure Volume (&lt;a href="http://www.purevolume.com/boykillboy"&gt;http://www.purevolume.com/boykillboy&lt;/a&gt;) e su MySpace (&lt;a href="http://www.myspace.com/boykillboy"&gt;http://www.myspace.com/boykillboy&lt;/a&gt;), inoltre sul sito ufficiale è possibile iscriversi ad una speciale sezione che permetterà di ascoltare in anteprima i brani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/blogger/3180/2133/1600/thecinematics.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; CURSOR: hand" alt="" src="http://photos1.blogger.com/blogger/3180/2133/320/thecinematics.jpg" width="250" border="1" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;The Cinematics&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;(&lt;a href="http://www.thecinematicsmusic.com/"&gt;http://www.thecinematicsmusic.com/&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;Da Glasgow arriva invece la proposta dei Cinematics, quattro ragazzi scozzesi guidati dal cantante/chitarrista Scott Rinning che hanno iniziato a far parlare di sé grazie al singolo ‘Chase’ e alla pubblicità che hanno ricevuto dagli Editors e dai We Are Scientists. Anche loro seguono i binari della new-darkwave, con ovvi punti di riferimento i Cure e gli Interpol, anche se si fanno notare positivamente per l’eleganza e lo stile della loro musica. Più passa il tempo più raccolgono consensi nell’ambiente, e di certo da quel che si può ascoltare ed intuire queste attenzioni sono ben meritate. Sul sito ufficiale è possibile ascoltare un estratto di ‘Chase’, mentre il loro spazio MySpace (&lt;a href="http://www.myspace.com/thecinematics"&gt;http://www.myspace.com/thecinematics&lt;/a&gt;) permette l’ascolto di altre quattro tracce. Il prossimo singolo ‘Break’ uscirà all’inizio di marzo, probabile preludio all’uscita del loro album d’esordio.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-113979404666875217?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/113979404666875217/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=113979404666875217' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113979404666875217'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113979404666875217'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/special-new-britrock.html' title='Special: New Britrock'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-114022844725782959</id><published>2006-02-08T23:58:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T03:10:44.866+01:00</updated><title type='text'>The Bravery - s/t (2005)</title><content type='html'>&lt;a href="http://ec1.images-amazon.com/images/P/B0007QJ1LQ.01._SCLZZZZZZZ_.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://ec1.images-amazon.com/images/P/B0007QJ1LQ.01._SCLZZZZZZZ_.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; The Bravery&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; The Bravery&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Mar 29, 2005&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Island&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. An Honest Mistake&lt;br /&gt;02. No Brakes&lt;br /&gt;03. Fearless&lt;br /&gt;04. Tyrant&lt;br /&gt;05. Give In&lt;br /&gt;06. Swollen Summer&lt;br /&gt;07. Public Service Announcement&lt;br /&gt;08. Out Of Line&lt;br /&gt;09. Unconditional&lt;br /&gt;10. The Ring Song&lt;br /&gt;11. Rites Of Spring&lt;br /&gt;12. Hot Pursuit (bonus track)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Passando in rassegna i vari cd accatastati nell’insensato e vano tentativo di riordinarli mi è ricapitato di nuovo in mano l’esordio dei Bravery, ed il primo istinto è stato quello di riascoltarlo. All’inizio li avevo parecchio snobbati, questi newyorkesi laccatissimi guidati dal vocalist Sam Endicott. La radio passava spesso ‘An Honest Mistake’ e non mi dispiaceva, ma non ne ero attratto, soprattutto dopo che mi erano stati generosamente smontati come emeriti pagliacci. La foto delle performance del chitarrista Michael Zakaris sulla spiaggia di Brighton come mamma lo ha fatto non contribuì di certo a rendermeli familiari. Mai fidarsi ciecamente dei consigli altrui, bisogna sempre provare in prima persona.&lt;br /&gt;Ed infatti quando mi capitò per le mani l’album scoprii con stupore che i Bravery mi piacevano, eccome. La formula è molto semplice: synth abbondante e batteria anni ’80 che fanno tanto new wave alla New Order e Cure, sommate ad una chitarrina acuta e veloce che a tratti sembra presa dai concittadini Strokes, il tutto filtrato da una voce effettata per ricreare atmosfere vintage. Suonano e si vestono come un gruppo inglese degli anni ’80: un potenziale gruppo sbagliato nel posto sbagliato al momento sbagliato.&lt;br /&gt;In realtà calzano a pennello nel panorama musicale odierno: non smetterò mai di dire che se è vero che non c’è nulla di innovativo in questo nuovo filone new wave, è anche vero che non è necessario dover per forza essere rivoluzionari per fare un bell’album. Dopotutto io che ci sono nato negli anni ’80 non ho potuto vivere in prima persona quel periodo musicale. Se c’è qualcuno che riesce a farmelo rivivere facendomi anche divertire, come i Bravery, che male c’è?&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-114022844725782959?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/114022844725782959/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=114022844725782959' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022844725782959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022844725782959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/bravery-st-2005.html' title='The Bravery - s/t (2005)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-114022739023926431</id><published>2006-02-08T23:57:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T02:51:35.706+01:00</updated><title type='text'>We Are Scientists - With Love And Squalor (2005)</title><content type='html'>&lt;a href="http://images.amazon.com/images/P/B000BCHJ2E.01._SCLZZZZZZZ_.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://images.amazon.com/images/P/B000BCHJ2E.01._SCLZZZZZZZ_.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; We Are Scientists&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; With Love And Squalor&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Oct 17, 2005&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Virgin&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. Nobody Move, Nobody Get Hurt&lt;br /&gt;02. The Scene Is Dead&lt;br /&gt;03. Inaction&lt;br /&gt;04. Can't Lose&lt;br /&gt;05. Callbacks&lt;br /&gt;06. Cash Cow&lt;br /&gt;07. It's A Hit&lt;br /&gt;08. The Great Escape&lt;br /&gt;09. Textbook&lt;br /&gt;10. Lousy Repuatation&lt;br /&gt;11. Worth The Wait&lt;br /&gt;12. What's The Word&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Arrivano con furore dalla California attraverso New York City ed hanno le carte in regola per lasciare sul terreno più di una vittima nel frequentatissimo mondo degli appassionati di indie music. I We Are Scientists sono Keith Murray alla voce ed alla chitarra, Chris Cain al basso e Michael Tapper alla batteria. Dopo quattro anni di gavetta negli Stati Uniti sono balzati agli onori della cronaca grazie al singolo “The Great Escape” che li ha issati ai primi posti nelle classifiche specializzate inglesi. &lt;br /&gt;“With Love And Squalor” è un album di indie rock ibrido, sperimentale, che viaggia sui binari del punk-wave carico di adrenalina (“The Scene Is Dead”, “The Great Escape”) senza disdegnare vibranti escursioni nel dance-rock alla Hot Hot Heat (“Nobody Move,...” “Worth The Wait”) e addirittura nell’emo (“It’s A Hit”). La tecnica esibita è di pregevole effetto: gli strumenti sono ben caratterizzati e seguono linee originali e spesso indipendenti, senza che ne risenta l’impatto di insieme. Nonostante i rischi che si corrono nell’inserirsi in un genere così tanto sperimentato negli ultimi tempi, i We Are Scientists ne escono benissimo e con una personalità ben definita: dodici tracce che scorrono veloci e decise per un album d’esordio davvero convincente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-114022739023926431?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/114022739023926431/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=114022739023926431' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022739023926431'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022739023926431'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/we-are-scientists-with-love-and.html' title='We Are Scientists - With Love And Squalor (2005)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-114022668202321633</id><published>2006-02-08T23:56:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T02:39:00.846+01:00</updated><title type='text'>Amusement Parks On Fire - s/t (2004)</title><content type='html'>&lt;a href="http://images-eu.amazon.com/images/P/B0002HSDK0.01.LZZZZZZZ.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://images-eu.amazon.com/images/P/B0002HSDK0.01.LZZZZZZZ.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; Amusement Parks On Fire&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Amusement Parks On Fire&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Jul 5, 2004&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Invada&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. 23 Jewels&lt;br /&gt;02. Venus In Cancer&lt;br /&gt;03. Eighty Eight&lt;br /&gt;04. Wiper&lt;br /&gt;05. Venosa&lt;br /&gt;06. Asphalt (Interlude)&lt;br /&gt;07. Smokescreen&lt;br /&gt;08. The Ramones Book&lt;br /&gt;09. Local Boy Makes God&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Per parlare degli Amusement Parks On Fire è necessaria una premessa: il leader di questa nuova realtà inglese di Nottingham ha 20 anni appena compiuti e si chiama Michael Feerick. A 16 anni ha deciso di isolarsi dal mondo intero ed ha imparato da autodidatta a suonare qualsiasi strumento gli capitasse per le mani per realizzare il proprio progetto musicale. Che questa non sia propriamente una delle tante leggende metropolitane lo dimostra il fatto che a 19 anni si è fatto notare con i primi demo da Geoff Barrow (Portishead) ed è entrato in sala di incisione per la Invada, producendo e suonando il proprio disco praticamente da solo.&lt;br /&gt;Il risultato di questa impresa è un disco insospettabilmente maturo ed affascinante. Feerick sfodera chitarre distorte, muri sonori ben congeniati, sullo sfondo dei quali intesse melodie noise molto azzeccate. Anche quando indulge in momenti più riflessivi, al pianoforte o con sessioni di archi, lo fa con grande stile. Molti hanno acclamato al rilancio dello shoegazing fine anni ‘80 sullo stile dei My Bloody Valentine di Kevin Shields e dei Swervedriver, altri tirano in ballo i Sigur Ros nella track iniziale (“23 Jewels”). Personalmente io ho intravisto lo spettro del Billy Corgan di “Siamese Dream” aleggiare tra i riff di “Venus In Danger”. Non so voi, ma io già aspetto il seguito di questo disco.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-114022668202321633?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/114022668202321633/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=114022668202321633' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022668202321633'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022668202321633'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/amusement-parks-on-fire-st-2004.html' title='Amusement Parks On Fire - s/t (2004)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-114022576375425108</id><published>2006-02-08T23:55:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T02:23:35.076+01:00</updated><title type='text'>Razorlight - Up All Night (2004)</title><content type='html'>&lt;a href="http://images-eu.amazon.com/images/P/B0009353JQ.02.LZZZZZZZ.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://images-eu.amazon.com/images/P/B0009353JQ.02.LZZZZZZZ.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; Razorlight&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Up All Night&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Jun 28, 2004&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Mercury&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. Leave Me Alone&lt;br /&gt;02. Rock'n'Roll Lies&lt;br /&gt;03. Vice&lt;br /&gt;04. Up All Night&lt;br /&gt;05. Which Way Is Out&lt;br /&gt;06. Rip It Up&lt;br /&gt;07. Don't Go Back To Dalston&lt;br /&gt;08. Golden Touch&lt;br /&gt;09. Stumble And Fall&lt;br /&gt;10. Get It And Go&lt;br /&gt;11. In The City&lt;br /&gt;12. To The Sea&lt;br /&gt;13. Fall, Fall, Fall&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Recentemente votato miglior album dell’anno ai Muso Awards (premi assegnati su indicazione dei musicisti a Londra), “Up All Night” è sicuramente uno dei migliori lavori pubblicati negli ultimi due anni nell’ambito della musica indipendente inglese. I Razorlight sono un gruppo anglo-svedese di base a Londra, formato da Johnny Borrell (chitarra/voce), Bjørn Ågren (chitarra), Carl Dalemo (basso) ed Andy Burrows (batteria).&lt;br /&gt;Un gruppo indie rock giovane, sfrontato e fortemente convinto dei propri mezzi. La stampa specializzata britannica va a nozze con gruppi del genere, ed infatti i Razorlight erano saliti agli onori delle cronache ben prima di pubblicare alcunchè, similmente a tanti altri gruppi (vedi Arctic Monkeys). Ma lasciando perdere gli aspetti folcloristici della storia, ascoltare l’album dà l’impressione di essere di fronte a quattro ragazzini che sanno il fatto loro, eccome.&lt;br /&gt;Melodie orecchiabili, chitarre cristalline e batteria impeccabile, per canzoni che irrimediabilmente finiscono in crescendo per dare sfogo a tutta la loro carica vitale. Johnny Borrell, a dispetto della sua immagine un po’ sbandata, dimostra di già una notevole maturità nell’interpretazione vocale, riuscendo a dare una cifra stilistica propria all’intero disco. Si nota sicuramente l’ispirazione di matrice Libertines (“Leave Me Alone” e “Rip It Up” soprattutto), ma nel complesso la musica di “Up All Night” suona fresca e mai banale.&lt;br /&gt;“Vice”, “Don’t Go Back To Dalston” e “Golden Touch” sono i momenti di massima ispirazione, mentre “Stumble And Fall” e “In The City” sono pura energia al servizio del divertimento degli ascoltatori. Niente da dire, proprio un bel disco che lascia ben sperare nel futuro per questi quattro ragazzi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-114022576375425108?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/114022576375425108/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=114022576375425108' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022576375425108'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022576375425108'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/razorlight-up-all-night-2004.html' title='Razorlight - Up All Night (2004)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-114022502829363594</id><published>2006-02-08T23:54:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T02:13:09.930+01:00</updated><title type='text'>Soulwax - Any Minute Now (2004)</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.dagheisha.com/img.aspx?img=public/music/158_cd.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://www.dagheisha.com/img.aspx?img=public/music/158_cd.jpg" width="250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; Soulwax&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Any Minute Now&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Aug 23, 2004&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Pias&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. E-Talking&lt;br /&gt;02. Any Minute Now&lt;br /&gt;03. Please Don't Be Yourself&lt;br /&gt;04. Compute&lt;br /&gt;05. Krack&lt;br /&gt;06. Slowdance&lt;br /&gt;07. A Ballad To Forget&lt;br /&gt;08. Accidents And Compliments&lt;br /&gt;09. NY Excuse&lt;br /&gt;10. Miserable Girl&lt;br /&gt;11. YYY/NNN&lt;br /&gt;12. The Truth Is So Boring&lt;br /&gt;13. Dance 2 Slow&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Avventurarsi ai confini della sperimentazione musicale, dove lo stoner rock sfuma nell’elettronica e le chitarre si mescolano al synth, può essere rischioso. Ma se all’anagrafe sei registrato come Dewaele, ti sei fatto conoscere come nuova speranza dell’indie-rock alla fine degli anni ’90 e per hobby ti sei divertito a creare un nuovo genere musicale ibrido prendendoti gioco dell’industria discografica, allora hai le carte in regola per l’azzardo.&lt;br /&gt;I Soulwax, gruppo belga che fa riferimento ai fratelli Dewaele, sono tornati nel 2004 dopo quasi 6 anni dal loro precedente lavoro “Much Against Everyone’s Advice” pubblicando “Any Minute Now”. In questi 6 anni i due fratelli terribili hanno intrapreso una nuova avventura con il progetto “2 Many Dj’s”, lavorando sistematicamente sulla commistione tra generi musicali e contribuendo in modo sostanziale all’esplosione del fenomeno del bastard pop e del mash up (per chi non conoscesse di cosa stiamo parlando, pensate alla strasuonata “Numb-Encore” firmata Jay-Z/Linkin’ Park ed avrete un idea di un mash up “molto commerciale”).&lt;br /&gt;Dopo questa esperienza i fratelli Dewaele tornano all’ovile Soulwax e sfornano un album dalle sonorità incredibilmente eclettiche: si passa dall’irresistibile riff indie di “E-talking” alla techno paranoica ed ipnotica di “Please Don’t Be Yourself” passando poi per il sapiente uso del synth in “Compute” e per le chitarre in stile stoner di “Krack” e “YYY/NNN”. Non mancano episodi di pura dance, come “Slowdance” e “NY Excuse” (che vede la partecipazione di Nancy Whang degli LCD Soundsystem), escursioni ibride tra rock ed elettronica (“Any Minute Now” e “Miserable Girl”) fino al crooning accompagnato al piano di “A Ballad To Forget” e al rancore inquieto di “Accidents And Compliments” (“You don’t seem to bother / You don’t seem to understand”). Prima di chiudere sommessamente con “Dance 2 Slow”, “The Truth Is So Boring” dà un tocco di epicità al congedo.&lt;br /&gt;Che altro dire? Una prova di coraggio riuscita: “Any Minute Now” è un album che non è facile gestire al primo ascolto, ma che col tempo acquista valore. Merito ai fratelli Dewaele per essere riusciti nell’ardua impresa.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-114022502829363594?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/114022502829363594/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=114022502829363594' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022502829363594'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022502829363594'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/soulwax-any-minute-now-2004.html' title='Soulwax - Any Minute Now (2004)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-114022438786196536</id><published>2006-02-08T23:53:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T02:00:48.443+01:00</updated><title type='text'>Coldplay - Parachutes (2000)</title><content type='html'>&lt;a href="http://ec1.images-amazon.com/images/G/01/ciu/75/cf/a11db220dca0acdd2dba7010.L.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://ec1.images-amazon.com/images/G/01/ciu/75/cf/a11db220dca0acdd2dba7010.L.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; Coldplay&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Parachutes&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Jul 10, 2000&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Parlophone&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. Don't Panic&lt;br /&gt;02. Shiver&lt;br /&gt;03. Spies&lt;br /&gt;04. Sparks&lt;br /&gt;05. Yellow&lt;br /&gt;06. Trouble&lt;br /&gt;07. Parachutes&lt;br /&gt;08. High Speed&lt;br /&gt;09. We Never Change&lt;br /&gt;10. Everything's Not Lost&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Raccontare le emozioni che nascono dall’ineffabile bellezza delle piccole cose è compito arduo e rischioso: spesso si cade nella banalità senza esprimerne la vera essenza. Quando ci si trova davanti a certi capolavori di semplicità non si riesce sempre a trovare le parole adatte a descriverli: si rimane ad ammirarli, raccolti in silenzio, e si lascia che siano loro a guidarti verso nuovi orizzonti.&lt;br /&gt;Questa è la sensazione che, a cinque anni di distanza dalla sua uscita, “Parachutes” genera in me. Riascoltare a mente fredda l’album d’esordio dei Coldplay non toglie quella calda sensazione di tepore emanata dal suono limpido e cristallino di canzoni come “Don’t Panic”, “Spies” e “High Speed”, quel sano brivido di perfezione che mi assale durante “Shiver”, quell’atmosfera magica che attraversa tutto l’album passando per “Yellow”, “Trouble” fino a “Everything’s Not Lost”; anzi, ci si rende conto dell’incredibile maturità artistica che il quartetto inglese aveva già all’esordio, riuscendo ad incorporare ed elaborare in modo assolutamente originale la lezione di stile di Thom Yorke e dei suoi Radiohead. Già allora si intravedeva oltre la nebbia della pianura inglese l’alba di un nuovo, radioso giorno per la musica d’oltremanica. I Coldplay di “Parachutes”, con la loro abbagliante genuinità, ne segnano un capitolo fondamentale.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-114022438786196536?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/114022438786196536/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=114022438786196536' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022438786196536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022438786196536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/coldplay-parachutes-2000.html' title='Coldplay - Parachutes (2000)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-114022364715875278</id><published>2006-02-08T23:52:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T01:51:24.420+01:00</updated><title type='text'>The Rakes - Capture/Release (2005)</title><content type='html'>&lt;a href="http://images.amazon.com/images/P/B00080MA50.01._SCLZZZZZZZ_.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://images.amazon.com/images/P/B00080MA50.01._SCLZZZZZZZ_.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; The Rakes&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Capture/Release&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Aug 15, 2005&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; V2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. Strasbourg&lt;br /&gt;02. Retreat&lt;br /&gt;03. 22 Grand Job&lt;br /&gt;04. Open Book&lt;br /&gt;05. The Guilt&lt;br /&gt;06. Binary Love&lt;br /&gt;07. We Are All Animals&lt;br /&gt;08. Violent&lt;br /&gt;09. T Bone&lt;br /&gt;10. Terror!&lt;br /&gt;11. Work, Work, Work (Pub, Club, Sleep)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Negli ultimi mesi i Rakes si sono fatti largo come una delle più prorompenti band londinesi. Quattro ragazzi che si conoscono in un negozio di vestiti e decidono di iniziare a suonare per divertimento: Matthew Swinnerton alla chitarra, Jamie Hornsmith al basso, Lasse Petersen alla batteria e Alan Donohoe alla voce. Inizia così la classica gavetta nei club di Londra, l’apprezzamento della stampa specializzata britannica e il contratto con la V2/Sony. Ad aprile esce il primo singolo “Retreat”, ad agosto l’esplosione con “Work, Work, Work (Pub, Club, Sleep)” e l’album “Capture/Release”, a fine ottobre con il nuovo singolo “22 Grand Job”; a concludere questa rapida evoluzione il ruolo di supporters ai Franz Ferdinand nel tour europeo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Suoni ruvidi, voce da etilometro, riff memorabili, ritmo e tanta voglia di divertirsi e divertire parlando della vita quotidiana: ecco gli ingredienti vincenti di “Capture/Release”. L’album apre con “Strasbourg” e subito si entra nel vivo: due minuti e mezzo di scossa adrenalinica che scorrono veloci fino a “Retreat”, una delle più coinvolgenti canzoni da club degli ultimi anni, dall’intro destinato a rimanere impresso al primo ascolto. “22 Grand Job” conclude il trittico iniziale con il suo ritornello caotico sparato a tutto volume. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Appena il tempo di riprendersi che subentra “Open Book”, dal mood accattivante e incredibilmente stiloso; “The Guilt” è una frustata punkeggiante che ti porta diretta a “Binary Love” e il suo suono onirico che risulta uno dei punti più alti dell’album. “We Are All Animals” strizza l’occhio a Robert Smith, mentre “Violent” alterna riff anni ’80 e muri sonori infuocati. “T Bone” e “Terror”, con le loro parti ritmiche ipnotiche, sono un’accoppiata da dancefloor favolosa che conduce alla canzone simbolo dell’album, “Work, Work, Work (Pub, Club, Sleep)”, spaccato di vita alcolica tra lavoro e vita notturna. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E’ inutile chiedersi a chi si ispirino, se ai Cure, ai Blur o ai Wire. Non ci si stanca mai di voler trovare somiglianze o copiature in tutti i nuovi gruppi indie. Fin quando ascolteremo album coinvolgenti come questo, non contano le influenze del passato perché quelle rimangono a vita. I Rakes sono i Rakes, sono capaci di fare ottima musica e “Capture/Release” lo dimostra.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-114022364715875278?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/114022364715875278/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=114022364715875278' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022364715875278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114022364715875278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/rakes-capturerelease-2005.html' title='The Rakes - Capture/Release (2005)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-114010495753738389</id><published>2006-02-08T23:51:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T01:49:51.593+01:00</updated><title type='text'>Art Brut - Bang Bang Rock &amp; Roll (2005)</title><content type='html'>&lt;a href="http://images-eu.amazon.com/images/P/B0009C2UUC.01.LZZZZZZZ.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://images-eu.amazon.com/images/P/B0009C2UUC.01.LZZZZZZZ.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; Art Brut&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Bang Bang Rock &amp; Roll&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; May 30, 2005&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Fierce Panda&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. Formed A Band&lt;br /&gt;02. My Little Brother&lt;br /&gt;03. Emily Kane&lt;br /&gt;04. Rusted Guns Of Milan&lt;br /&gt;05. Modern Art&lt;br /&gt;06. Good Weekend&lt;br /&gt;07. Bang Bang Rock &amp;amp; Roll&lt;br /&gt;08. Fight!&lt;br /&gt;09. Moving To L.A.&lt;br /&gt;10. Bad Weekend&lt;br /&gt;11. Stand Down&lt;br /&gt;12. 18.000 Lira&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dovendo giudicare semplicemente l’impatto sonoro degli Art Brut, verrebbe da liquidarli come una fedele e piacevolissima declinazione del verbo punk inglese fine anni ’70, nettamente più incisivi dei Paddingtons: qualche escursione dark che lascia il segno in mezzo a tantissimo punk old-style, ritornelli urlati ed ossessivi e l’accento spudoratamente cockney di Eddie Argos che impasta i testi rendendoli di difficile comprensione ai non anglofoni. Tutto molto bello, ma nulla di trascendentale.&lt;br /&gt;Si dà un’occhiata ai titoli e balzano ai nostri occhi di italiani due cose: ‘The Rusted Guns Of Milan’ e ‘18000 Lira’. La curiosità spinge a leggere i testi: colpisce la drammaticità con cui raccontano una violenza sessuale domestica nella prima, mentre nella seconda riparlano di pistole arrugginite, e si fa riferimento alle Brigate Rosse e ad un certo ‘Enrico’. Leggo anche gli altri testi e mi si apre un mondo: in ‘Stand Down’, un paranoico atto di accusa contro la politica belligerante del governo Blair, si parla esplicitamente di Enrico Gatti.&lt;br /&gt;Adesso, non so come sia rimasto impresso nelle menti di questi inglesi un fatto di cronaca italiana tanto lontano nel tempo, ma Enrico Gatti faceva parte dei manifestanti di estrema sinistra, legati alle BR, che nel maggio ’77 (che coincidenza…o forse non lo è?) assaltarono a mano armata un supermercato a Milano, uccidendo il brigadiere Antonino Custrà.&lt;br /&gt;Questo criptico riferimento alle rivolte contro il sistema si inserisce in un contesto che fa risplendere di nuova luce il punk, non solo a livello musicale, ma anche come potente mezzo di critica sociale. Ogni brano disegna piccoli quadretti di vita, in cui gli Art Brut usano l’autoironia ed il sarcasmo come eleganti armi contundenti contro le ipocrisie e i malesseri del mondo che li circonda: nelle relazioni amorose (‘Emily Kane’, ‘Good Weekend’), nella famiglia (‘My Little Brother’, ‘Rusted Guns Of Milan’), nel mondo della musica (ridicolizzano ‘Top Of The Pops’ e l’NME in ‘Formed A Band’ e ‘Bad Weekend’), nella politica (‘Stand Down’). Divertenti sì, ma pazzi e geniali come pochi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-114010495753738389?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/114010495753738389/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=114010495753738389' title='1 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114010495753738389'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114010495753738389'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/art-brut-bang-bang-rock-roll-2005.html' title='Art Brut - Bang Bang Rock &amp; Roll (2005)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-114010447680088254</id><published>2006-02-08T23:50:00.000+01:00</published><updated>2006-02-18T02:40:14.196+01:00</updated><title type='text'>Franz Ferdinand - s/t (2004)</title><content type='html'>&lt;a href="http://images-eu.amazon.com/images/P/B00014TQ7S.01.LZZZZZZZ.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://images-eu.amazon.com/images/P/B00014TQ7S.01.LZZZZZZZ.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; Franz Ferdinand&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; Franz Ferdinand&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; Feb 09, 2004&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Domino&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. Jacqueline&lt;br /&gt;02. Tell Her Tonight&lt;br /&gt;03. Take Me Out&lt;br /&gt;04. The Dark Of The Matinee&lt;br /&gt;05. Auf Achse&lt;br /&gt;06. Cheating On You&lt;br /&gt;07. This Fire&lt;br /&gt;08. Darts Of Pleasure&lt;br /&gt;09. Michael&lt;br /&gt;10. Come On Home&lt;br /&gt;11. 40 Ft&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Glasgow. Alex Kapranos, voce e chitarra. Nick McCarthy, chitarra. Robert Hardy, basso. Paul Thomson, batteria. In due parole, Franz Ferdinand. Ovvero come rivoluzionare il panorama musicale indipendente sbucando fuori dal nulla. La Gran Bretagna prima, l’Europa subito dopo, hanno vissuto il propagarsi rapido ed incontrollabile di questo terremoto, tra clamore e critiche. Inutile negare che sarà molto difficile d’ora in poi parlare di indie rock senza pensare ai Franz Ferdinand.&lt;br /&gt;Il loro album d’esordio entra di diritto nel cerchio ristretto di dischi memorabili del 2004: finora nessuno come loro è riuscito nell’ardua impresa di rielaborare perfettamente 40 anni di musica britannica in una sintesi così attuale. Le canzoni riescono a coniugare in modo equilibrato riff di chitarra tanto semplici quanto efficaci, sezioni ritmiche eccezionali, pause e crescendo, senza mai lasciare spazio alla benchè minima noia. L’impatto sonoro è straordinario perché le linee musicali sono essenziali, dirette, estremamente coordinate tra loro; la qualità lo-fi della voce sottolinea al meglio la loro vocazione alla riscoperta delle radici musicali, dagli anni ’60 ad oggi.&lt;br /&gt;A partire da ‘Jacqueline’ fino a ‘40 Ft.’, l’album scorre esaltante, incisivo, convincente. Citazioni particolari, in un album che va ascoltato tutto d’un fiato senza saltare una traccia: ‘Jacqueline’, ‘Auf Achse’ e ‘Come On Home’. A dispetto di tutti i detrattori che non fanno altro che andare a spulciare gli archivi musicali in cerca di plagi del passato, quest’album ha il merito di rendere onore alla vastissima produzione musicale d’Oltremanica con un sound elegante ed al tempo stesso allegro. Il che non guasta affatto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-114010447680088254?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/114010447680088254/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=114010447680088254' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114010447680088254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/114010447680088254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/franz-ferdinand-st-2004.html' title='Franz Ferdinand - s/t (2004)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-113944096544235438</id><published>2006-02-08T23:49:00.000+01:00</published><updated>2006-02-16T16:28:44.176+01:00</updated><title type='text'>Maxïmo Park - A Certain Trigger (2005)</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.betterpropaganda.com/images/artwork/A_Certain_Trigger-Maximo_Park_480.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right" src="http://www.betterpropaganda.com/images/artwork/A_Certain_Trigger-Maximo_Park_480.jpg" width="220" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Artist:&lt;/strong&gt; Maxïmo Park&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Album:&lt;/strong&gt; A Certain Trigger&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Release Date:&lt;/strong&gt; May 16, 2005&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Label:&lt;/strong&gt; Warp&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Tracklist:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;01. Signal And Sign&lt;br /&gt;02. Apply Some Pressure&lt;br /&gt;03. Graffiti&lt;br /&gt;04. Postcard Of A Painting&lt;br /&gt;05. Going Missing&lt;br /&gt;06. I Want You To Stay&lt;br /&gt;07. Limassol&lt;br /&gt;08. The Coasts Is Always Changing&lt;br /&gt;09. The Night I Lost My Head&lt;br /&gt;10. Once, A Glimpse&lt;br /&gt;11. Now I'm All Over The Shop&lt;br /&gt;12. Acrobat&lt;br /&gt;13. Kiss You Better&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Se è vero che gli anni ’90 verranno ricordati anche grazie al brit pop di matrice Oasis, Blur e Stone Roses, allora possiamo stare certi che questo decennio, ed in particolare il 2005, verrà in futuro associato all’esplosione di un movimento vario e multiforme che mescola tra loro le esperienze punk e new-(dark)-wave della fine degli anni ’70, quello che siamo abituati a definire come indie rock. E se questo avverrà, parte del merito sarà anche dei Maxïmo Park: l’istrionico e vitaminico Paul Smith (voce), Duncan Lloyd (chitarra), Archis Tiku (basso), Lukas Wooller (tastiera) e Tom English (batteria). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Personalmente ritengo i Maxïmo Park la rivelazione per eccellenza della scena indie 2005. ‘A Certain Trigger’ è un album che coniuga con stile invidiabile un ritmo irrefrenabile ed entusiasmante, uno spiccato senso per la melodia che li sospende tra passato ed innovazione, l’intrepretazione vocale intensa ed elegante di Paul Smith, testi poetici e profondamente malinconici (‘I sleep with my arms across my chest and I dream of you with someone else’ – Going Missing). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L’intro elettronico ed il ritornello della frenetica ‘Signal &amp; Sign’ catturano al primo ascolto ed aprono la strada ad ‘Apply Some Pressure’, una vera e propria gemma power-pop. ‘Graffiti’ prorompe impetuosa ed incisiva; i coretti di sottofondo e la maliziosa chitarra di ‘Postcard Of A Painting’ creano atmosfere di altri tempi che vengono sublimate dalla malinconia di ‘Going Missing’ e di ‘I Want You To Stay’, l’accoppiata migliore di tutto l’album. ‘Limassol’ e i suoi saliscendi riaccendono la frenesia a colpi di tastiera, mentre ‘The Coast Is Always Changing’ è l’ennesima prova di talento che innesca un terzetto adrenalinico incredibile: ‘The Night I Lost My Head’, ‘Once A Glimpse’ e ‘All Over The Shop’. ‘Acrobat’ risalta per la sua melodia onirica alla Jesus And Mary Chain, e per finire la cristallina ‘Kiss You Better’ chiude in grande stile un album che provoca forte dipendenza. Chapeau.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-113944096544235438?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/113944096544235438/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=113944096544235438' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113944096544235438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113944096544235438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/maxmo-park-certain-trigger-2005.html' title='Maxïmo Park - A Certain Trigger (2005)'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-113943846550818797</id><published>2006-02-08T23:35:00.000+01:00</published><updated>2006-09-04T10:52:47.686+02:00</updated><title type='text'>Clockwork Orange</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://www.alyon.org/generale/theatre/cinema/affiches_cinema/c/chu-com/clockwork_orange.jpg"&gt;&lt;img src="http://www.alyon.org/generale/theatre/cinema/affiches_cinema/c/chu-com/clockwork_orange.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stanley Kubrick, 1970&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-113943846550818797?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/113943846550818797/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=113943846550818797' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113943846550818797'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113943846550818797'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/clockwork-orange.html' title='Clockwork Orange'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-113943009450952372</id><published>2006-02-08T21:01:00.000+01:00</published><updated>2006-02-08T21:21:34.516+01:00</updated><title type='text'>Incredulità di San Tommaso</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://www.mondomostre.it/images/caravaggio/cat_caravaggio_01.jpg"&gt;&lt;img src="http://www.mondomostre.it/images/caravaggio/cat_caravaggio_01.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Michelangelo Merisi detto Caravaggio, 1600-1601 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-113943009450952372?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/113943009450952372/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=113943009450952372' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113943009450952372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113943009450952372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/incredulit-di-san-tommaso.html' title='Incredulità di San Tommaso'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-113942437130419175</id><published>2006-02-08T19:36:00.000+01:00</published><updated>2006-02-08T19:46:11.313+01:00</updated><title type='text'>Danae</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://www.mashistoria.com/revista/Galeria02/Sexo/edadcontemporanea/05-Gustav-Klimt_1907_danae.jpg"&gt;&lt;img src="http://www.mashistoria.com/revista/Galeria02/Sexo/edadcontemporanea/05-Gustav-Klimt_1907_danae.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gustav Klimt, 1907-1908 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-113942437130419175?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/113942437130419175/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=113942437130419175' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113942437130419175'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113942437130419175'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/danae.html' title='Danae'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-113942319708588963</id><published>2006-02-08T19:19:00.000+01:00</published><updated>2006-02-08T19:26:37.093+01:00</updated><title type='text'>Casa Batlló</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://www.europanostra.org/images/awards_2004_winners/battlo.jpg"&gt;&lt;img src="http://www.europanostra.org/images/awards_2004_winners/battlo.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Antoni Gaudí, 1904-1906&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-113942319708588963?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/113942319708588963/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' 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type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://photos1.blogger.com/hello/245/9626/640/mayo1968.jpg"&gt;&lt;img src="http://photos1.blogger.com/hello/245/9626/640/mayo1968.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Joan Miró, 1973 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-113940812604212742?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/113940812604212742/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=113940812604212742' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113940812604212742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' 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1910&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-113940758119656507?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/113940758119656507/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=113940758119656507' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113940758119656507'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113940758119656507'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/portrt-eduard-kosmack.html' title='Porträt Eduard Kosmack'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-22134905.post-113940677170771723</id><published>2006-02-08T14:52:00.000+01:00</published><updated>2006-02-08T19:50:05.196+01:00</updated><title type='text'>Impression, soleil levant</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;&lt;a href="http://www.ibiblio.org/wm/paint/auth/monet/first/impression/sunrise.jpg"&gt;&lt;img src="http://www.ibiblio.org/wm/paint/auth/monet/first/impression/sunrise.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Claude Monet, 1872&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/22134905-113940677170771723?l=dropday.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://dropday.blogspot.com/feeds/113940677170771723/comments/default' title='Post Comments'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=22134905&amp;postID=113940677170771723' title='0 Comments'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113940677170771723'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/22134905/posts/default/113940677170771723'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://dropday.blogspot.com/2006/02/impression-soleil-levant.html' title='Impression, soleil levant'/><author><name>Tim Dropday</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01473289713859745331</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' 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