Coldplay - Parachutes (2000)
Artist: ColdplayAlbum: Parachutes
Release Date: Jul 10, 2000
Label: Parlophone
Tracklist:
01. Don't Panic
02. Shiver
03. Spies
04. Sparks
05. Yellow
06. Trouble
07. Parachutes
08. High Speed
09. We Never Change
10. Everything's Not Lost
Raccontare le emozioni che nascono dall’ineffabile bellezza delle piccole cose è compito arduo e rischioso: spesso si cade nella banalità senza esprimerne la vera essenza. Quando ci si trova davanti a certi capolavori di semplicità non si riesce sempre a trovare le parole adatte a descriverli: si rimane ad ammirarli, raccolti in silenzio, e si lascia che siano loro a guidarti verso nuovi orizzonti.
Questa è la sensazione che, a cinque anni di distanza dalla sua uscita, “Parachutes” genera in me. Riascoltare a mente fredda l’album d’esordio dei Coldplay non toglie quella calda sensazione di tepore emanata dal suono limpido e cristallino di canzoni come “Don’t Panic”, “Spies” e “High Speed”, quel sano brivido di perfezione che mi assale durante “Shiver”, quell’atmosfera magica che attraversa tutto l’album passando per “Yellow”, “Trouble” fino a “Everything’s Not Lost”; anzi, ci si rende conto dell’incredibile maturità artistica che il quartetto inglese aveva già all’esordio, riuscendo ad incorporare ed elaborare in modo assolutamente originale la lezione di stile di Thom Yorke e dei suoi Radiohead. Già allora si intravedeva oltre la nebbia della pianura inglese l’alba di un nuovo, radioso giorno per la musica d’oltremanica. I Coldplay di “Parachutes”, con la loro abbagliante genuinità, ne segnano un capitolo fondamentale.
Questa è la sensazione che, a cinque anni di distanza dalla sua uscita, “Parachutes” genera in me. Riascoltare a mente fredda l’album d’esordio dei Coldplay non toglie quella calda sensazione di tepore emanata dal suono limpido e cristallino di canzoni come “Don’t Panic”, “Spies” e “High Speed”, quel sano brivido di perfezione che mi assale durante “Shiver”, quell’atmosfera magica che attraversa tutto l’album passando per “Yellow”, “Trouble” fino a “Everything’s Not Lost”; anzi, ci si rende conto dell’incredibile maturità artistica che il quartetto inglese aveva già all’esordio, riuscendo ad incorporare ed elaborare in modo assolutamente originale la lezione di stile di Thom Yorke e dei suoi Radiohead. Già allora si intravedeva oltre la nebbia della pianura inglese l’alba di un nuovo, radioso giorno per la musica d’oltremanica. I Coldplay di “Parachutes”, con la loro abbagliante genuinità, ne segnano un capitolo fondamentale.
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